La verità e il dolore

verità dolore

“Quanto dolore può creare la verità… o quanto ne può togliere…”
E’ preferibile conoscere una verità che fa male?

Verità filosofica e scientifica

Nei secoli molti hanno tentato di dare delle risposte sul tema della verità. Platone, Aristotele e, successivamente nel corso dei secoli, Galileo Galilei furono tra tanti a sostenere che, per raggiungere la verità, ci volesse un metodo. I primi due a livello filosofico, il terzo a livello scientifico. Ma sarà davvero così?
Certo, la scienza grazie ad un metodo si è sviluppata ed ha ottenuto importanti risultati. Nell’ottocento si era arrivati a pensare che grazie alla scienza si sarebbero risolti tutti i problemi dell’umanità. Invece abbiamo avuto due gravissime guerre in cui la scienza è stata protagonista con la creazione di armi distruttive. Negli anni sessanta si è vissuto nell paura della terza guerra mondiale per le armi che venivano prodotte da USA e Russia. La verità della scienza da una parte ha portato soluzioni e dall’altra ha creato dolore.

Il dolore nella vita

Nella vita ci capita di dover fare in conti con la verità anche in un altro modo. Per esempio, quante volte ci siamo detti frasi come: “Avrei voluto non saperlo.” Oppure siamo esorditi con un: “Lo sapevo maledizione!”.

E qui ritorniamo alla domanda iniziale ora rivista: “L’uomo vuole sapere davvero tutta la verità?”
La verità a volte è scomoda. A volte distrugge delle aspettative che avevamo per cui preferiamo non affrontarla. Ci illudiamo che tutto vada bene, a volte, senza vedere che siamo circondati da bugie e, a volte, quando lo vediamo ci rendiamo conto di essere diventati quelle stesse bugie. Guardare in faccia la verità può provocare molto dolore.

Per evitare lo svelamento della verità evitiamo coloro che ci possono aiutare o di usare i mezzi più adatti. Il metodo scientifico è di grande aiuto per scoprire come stanno le cose, ma richiede pazienza e coerenza nell’applicazione. Per capire se le persone sono vere o dicono la verità, invece, il processo è più complicato. L’obbiettivo di noi attori è essere in grado di individuare la verità delle sensazioni e dei sentimenti, anche quelli scomodi, ambigui o imbarazzanti. L’attore deve lasciare alle spalle paure e inibizioni per aderire alla verità: è un processo difficile, proprio perché verità e dolore sono intrinsecamente connessi. Solo a questo punto, dopo aver conosciuto la verità dentro di sé, sarà in grado di “recitare quella verità”, e quindi mentire, ingannare il pubblico che lo crederà vero.

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(SFA, Filosofia dello Spettacolo, con Mario Restagno – Relazione a cura di Matteo Ardengo)

Matteo Ardengo