L’altro figlio è un’opera teatrali di Luigi Pirandello scritta nel 1928.
Il tema centrale è il conflitto tra il senso di identità e la percezione che gli altri hanno di noi, un tema caro a Pirandello.
La trama ruota attorno alla questione dell’adozione e delle verità nascoste che emergono nel contesto familiare.
L’altro figlio di Luigi Pirandello, si tratta di un dramma psicologico che ruota attorno alla maternità negata, al dolore della guerra, e all’incomunicabilità umana, temi centrali nell’opera pirandelliana.
L’opera è ambientata in un piccolo paese della Sicilia, in un tempo imprecisato ma verosimilmente contemporaneo all’autore (inizio del Novecento).
Protagonista è Maria Maddalena, una povera contadina che vive isolata e disprezzata dagli altri abitanti del paese.
Ha due figli emigrati in America e un altro figlio morto in guerra.
Tutto ruota intorno alla visita di una giornalista che vuole intervistarla come “madre eroica”.
Personaggi
La Signora Mommina (Maragrazia Lauricella)
La protagonista, una madre che vive in un piccolo paese siciliano. Ha due figli emigrati in America e un altro figlio, nato da uno stupro subito durante una rivolta, che rifiuta di riconoscere come suo. È una figura tragica, tormentata dal senso di vergogna e dal dolore.
La Forestiera (la signora di città)
Una donna colta e benestante, venuta in visita al paese. È lei che ascolta il racconto della vita della protagonista e ne scopre il dramma interiore. Rappresenta il punto di vista esterno, quello della curiosità “civile” di fronte al dolore popolare.
Le comari / le donne del paese
Compaiono all’inizio come coro popolare; pettegole, giudicanti, incarnano la mentalità chiusa e moralista del piccolo paese siciliano.
I due figli emigrati
Non compaiono direttamente, ma sono una presenza costante nella memoria e nelle parole della protagonista. Sono partiti per l’America e scrivono raramente.
L’altro figlio
È il figlio nato dallo stupro durante una rivolta. Anche lui non appare mai in scena, ma è il fulcro del dramma: rifiutato dalla madre, vive come pastore e la chiama “signora”, non “mamma”. È il simbolo della colpa e del dolore taciuto.
Atto unico
Scena I – Introduzione e ambiente
L’azione si apre nella piazza del paese siciliano.
Le donne del paese commentano con curiosità e malizia la figura di Maria Maddalena, definita “una povera disgraziata”, “una che ha avuto figli senza marito”.
Si parla anche di una giornalista arrivata dal continente per scrivere un articolo su di lei, credendola una madre modello che ha dato un figlio alla patria.
Fin dall’inizio, Pirandello mette in luce l’ipocrisia del paese e il contrasto tra il giudizio pubblico e la verità intima.
Scena II – L’arrivo della giornalista
Entra in scena la giornalista, piena di entusiasmo patriottico e di curiosità sentimentale.
Si reca da Maria Maddalena per raccogliere una “bella storia” di sacrificio materno: una donna povera che ha dato un figlio alla patria.
Maria Maddalena la accoglie con freddezza e diffidenza: non capisce perché debba raccontare il suo dolore a una sconosciuta.
La giornalista insiste, convinta di poter commuovere il pubblico con il racconto.
Il tono è inizialmente quasi grottesco: la giornalista non comprende la profondità della sofferenza che sta toccando.
Scena III – Il monologo di Maria Maddalena
Di fronte all’insistenza della giornalista, Maria Maddalena scoppia in un lungo sfogo-monologo, cuore dell’opera.
Racconta la sua vita di miseria e di vergogna: ha avuto due figli da un uomo che non l’ha mai sposata, ed è stata emarginata da tutti.
I due figli, Neli e Totò, sono emigrati in America per sfuggire alla povertà; non hanno mai scritto, se non per chiedere denaro.
Il terzo figlio, avuto più tardi da un uomo diverso, è quello morto in guerra — il “figlio della vergogna”, “l’altro figlio”.
Ma è proprio questo, il figlio disprezzato e illegittimo, l’unico che l’abbia amata davvero.
Maria Maddalena rifiuta la retorica patriottica della giornalista: non sente alcun orgoglio, solo dolore.
Grida che la patria le ha strappato “l’unico figlio che fosse davvero suo”.
Pirandello ribalta i valori sociali e morali: “l’altro figlio” è il solo autentico, perché legato all’amore e non alla convenzione.
Scena IV – Epilogo
La giornalista, turbata e impotente, non sa più che dire.
Capisce di non poter scrivere la storia che aveva immaginato: non è un racconto eroico, ma un grido di dolore contro la menzogna sociale.
Maria Maddalena resta sola, in silenzio, nella sua disperazione.
Il paese continua a giudicarla, incapace di comprendere.
L’incomprensione rimane, ma lo spettatore è chiamato a riconoscere la verità tragica e umana di Maria Maddalena.
Conclusioni
Maternità e dolore: la madre non è simbolo di patria o eroismo, ma di sofferenza e ingiustizia.
Ipocrisia sociale: il paese e la giornalista incarnano la società che giudica senza capire.
L’altro come rivelazione: “l’altro figlio” è colui che restituisce autenticità all’amore materno, ribaltando ogni valore convenzionale.
Solitudine e incomunicabilità: tipicamente pirandelliane, culminano nell’impossibilità di condividere il dolore.
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Copione
[SFA, “Storia del Teatro” – Relazione a cura di Suammy Bellini]
