Codice Hays, il cui nome completo è Motion Picture Production Code, è stato un insieme di linee guida morali e regole di censura applicate ai film prodotti negli Stati Uniti tra il 1930 e il 1968.
Conosciuto come Hays Code perché portava il nome di Will H. Hays, presidente della Motion Picture Producers and Distributors of America (MPPDA), questo codice regolava ciò che poteva essere mostrato o meno sul grande schermo, soprattutto per proteggere quello che veniva considerato un “standard morale” della società dell’epoca.
Un’industria pericolosa
Durante gli anni ’20 il cinema stava rapidamente diventando uno dei mezzi di comunicazione più potenti e popolari al mondo. Tuttavia, la sua nuova influenza scatenò critiche da parte di gruppi conservatori e religiosi, che accusavano film e attori di essere immorali e di esercitare una cattiva influenza soprattutto sui giovani. Queste tensioni andarono aumentandosi dopo una serie di scandali che coinvolsero celebrità del cinema. Uno di questi du il caso dell’attore Fatty Arbuckle, accusato di violenza sessuale e morte di una giovane attrice. Anche anche se poi fu assolto, questo e altri eventi alimentarono l’idea di una industria “pericolosa” e “depravata”.
Per rispondere a queste critiche e prevenire un intervento governativo diretto nella censura dei film, gli stessi produttori decisero di autoregolarsi. Nel 1922 fu costituita la Motion Picture Producers and Distributors of America (MPPDA) e venne scelto Will H. Hayscome suo primo presidente. Hays, ex Postmaster General e figura legata al partito repubblicano, aveva il compito di ripulire l’immagine di Hollywood e di dare un ordine morale alla produzione di film.
La prima lista
Negli anni ’20 la MPPDA iniziò con una prima lista di “Don’ts and Be Carefuls” (“Non fare” e “Stai attento”). Costituivano linee guida informali su argomenti da evitare o trattare con cautela nei film. Ad esempio linguaggio volgare, violenza, o contenuti sessuali. Tuttavia queste regole non furono molto efficaci: i produttori spesso le ignoravano e non esisteva alcun meccanismo di controllo reale.
Nel 1929 due critici, l’editore Martin J. Quigley e il sacerdote gesuita Daniel A. Lord, elaborarono un testo più rigoroso di standard morali e lo proposero a Hays. Dopo alcune modifiche, nel 1930 la MPPDA adottò ufficialmente queste regole come Motion Picture Production Code, cioè il Codice Hays. Tuttavia, inizialmente, il codice non veniva applicato in modo stringente. Gli studi cinematografici continuavano a ignorarlo in molti casi. Il periodo tra il 1930 e il 1934 è spesso chiamato “pre-Code” proprio per questa debole applicazione.
Principi del codice
Il Codice si basava su tre principali principi:
- Non produrre film che possano abbassare gli standard morali di chi li vede;
- Presentare corretti standard di vita, pur tenendo conto dei requisiti drammatici e di intrattenimento;
- Non deridere né creare simpatia per l’illegalità o il peccato.
Oltre ai principi generali, il Codice conteneva numerose proibizioni specifiche. Tra queste:
- Vietava l’uso di linguaggio osceno o blasfemo.
- Proibiva rappresentazioni esplicite di attività sessuali, omicidi violenti, uso di droghe, prostituzione o relazioni interrazziali.
- Imponeva che il crimine non fosse mai glorificato o mostrato in modo tale da incoraggiare l’imitazione.
- Anche l’aborto doveva essere solo suggerito e, se menzionato, sempre condannato.
Production Code Administration
Nel 1934, per far sì che il Codice Hays non restasse solo sulla carta, venne istituita la Production Code Administration (PCA). A capo fu nominato Joseph Breen, che applicò il Codice con rigore: ogni film doveva ottenere un “sigillo di approvazione” prima di poter essere distribuito negli Stati Uniti. Senza l’approvazione della PCA, un film non poteva raggiungere il grande pubblico.
Il Codice agì direttamente sui contenuti: molte scene dovevano essere tagliate o riscritte. Per esempio, nel film Casablanca (1942) una scena di violenza fu modificata per renderla meno cruda, e il bacio tra i protagonisti fu reso meno suggestivo per non violare le regole sul comportamento sessuale.
Nel periodo tra il 1930 e gli anni ’50 molte persone e gruppi religiosi videro il Codice come un modo per proteggere i valori tradizionali e la morale pubblica. Per questi critici, evitando scene troppo esplicite o “immorali”, il cinema poteva restare un intrattenimento accettabile per tutta la famiglia.
Altri, invece, considerarono le restrizioni limitanti per la creatività artistica e artificiose. Molti registi e sceneggiatori cercarono strategie per aggirare il Codice Hays con dialoghi impliciti o simbolismi. Inoltre, la società stava gradualmente cambiando, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale: il pubblico cominciò a desiderare storie più realistiche e complesse, e le regole rigide del Codice cominciarono a risultare sempre più datate e restrittive.
Gli anni ’50
Negli anni ’50 diverse forze indebolirono l’autorità del Codice Hays. Si afferma la televisione che offriva contenuti diversi e non regolamentati. In Europa i film non hanno restrizioni. Infine una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1952, stabilì che i film sono forme di espressione protette dal Primo Emendamento, riducendo la giustificazione legale per una rigida censura interna.
Negli anni ’60 sempre più registi sfidarono apertamente il Codice, producendo opere che violavano frequentemente le regole. Nel 1968 il Codice Hays fu ufficialmente abbandonato e sostituito da un sistema di classificazione dei film per età, ancora usato oggi negli Stati Uniti.
Il Codice Hays non era una semplice linea guida generale: era un documento molto dettagliato, che regolava in modo minuzioso gesti, parole, relazioni, abbigliamento e perfino la durata di un bacio. L’obiettivo era evitare qualsiasi contenuto che potesse “corrompere” il pubblico o mettere in discussione la morale dominante dell’America tra gli anni ’30 e ’50.
Codice Hays e scene imbarazzanti
Uno degli aspetti più noti riguarda la rappresentazione dell’intimità.
Il Codice stabiliva che:
• i baci non dovevano essere troppo lunghi o appassionati;
• il contatto fisico doveva essere “decoroso”;
• era vietato suggerire un desiderio sessuale “eccessivo”.
In molti film classici, quando due personaggi si baciano, uno dei due stacca il viso dopo pochi secondi, oppure la scena viene interrotta da una dissolvenza. Questo non era uno stile romantico scelto dagli autori, ma una strategia per non violare il Codice.
Per esempio in Notorious (1946) di Alfred Hitchcock, il regista aggirò la regola facendo una scena composta da una serie di baci brevissimi, separati da dialoghi, così da evitare che il bacio risultasse “continuo”.
Il Codice Hays proibiva di mostrare coppie non sposate nello stesso letto. Anche per le coppie sposate, la condivisione del letto era vista con sospetto.

In moltissimi film degli anni ’30 e ’40, marito e moglie dormono in due letti separati, anche quando nella storia sono felicemente sposati. Questo contribuiva a dare un’immagine della vita coniugale artificiale e poco realistica, ma perfettamente “morale” secondo il Codice.
Il Codice vietava esplicitamente la rappresentazione della “miscegenation”, cioè delle relazioni sentimentali o sessuali tra persone di razze diverse, in particolare tra bianchi e neri.
L’adulterio poteva essere mostrato solo se condannato e mai come desiderabile o giustificabile.
Codice Hays e crimine
Uno dei pilastri del Codice era che il crimine non dovesse mai sembrare attraente.
Il Codice imponeva che i criminali fossero sempre puniti e la legge fosse rispettata. La polizia non doveva mai apparire incompetente o corrotta.
Nei film gangster degli anni ’30, il protagonista criminale spesso muore nell’ultima scena, anche se per tutto il film è carismatico e affascinante. Questa morte finale serviva a “ristabilire l’ordine morale”.
La violenza non era completamente vietata, ma doveva essere rapida, poco sanguinosa e mai sadica.
Gli omicidi, per esempio, spesso avvengono fuori campo: si sente uno sparo, l’inquadratura si sposta, e solo dopo si vede il corpo. Il sangue quasi non esiste nel cinema hollywoodiano classico, proprio a causa del Codice. Il codice vietava anche linguaggio volgare, bestemmie e blasfemie.
Il Codice Hays, con le sue regole minuziose e spesso bizzarre, non solo censurava i contenuti, ma modellava il modo stesso di raccontare storie.
Se da un lato limitava la libertà espressiva, dall’altro spinse i creativi a sviluppare un linguaggio fatto di allusioni, sottintesi e simboli, che ancora oggi affascina studiosi e spettatori.
Link esterni
(SFA, ricerca di approfondimento di Alice Cavazzini)

